di Michele Lamanna
Negli anni ‘70 del novecento, un certo “ambientalismo”, prendendo atto dell’ abbassamento della temperatura terrestre riscontrata in quel periodo, sostenne la tesi di una nuova glaciazione che avrebbe interessato il nostro pianeta, con inevitabili, catastrofiche conseguenze per il genere umano. Non si è mai verificata alcuna glaciazione.
Nei successivi anni’ 80, lo stesso “ambientalismo” propagandò a gran voce il pericolo di piogge acide di proporzioni significative che avrebbero distrutto raccolti, intere foreste e perfino monumenti. Non è mai accaduto nulla di tutto ciò. Gli anni ‘90 ed i seguenti decenni sono stati quelli del buco dell’ ozono, considerato causa del surriscaldamento ambientale (l’ esatto contrario delle glaciazioni ipotizzate non molto tempo prima ) e delle connesse sciagure profetizzate dai soliti esperti. Il buco dell’ ozono si è poi miracolosamente chiuso.
Tutti questi fenomeni climatici erano tra loro legati da un comune peccato originale, ovvero il comportamento inquinante dell’ uomo, a cominciare dalle immissioni di anidride carbonica (Co2) nell’ atmosfera, che avrebbe reso indispensabile l’ imposizione di politiche transnazionali decise non democraticamente, ma da comitati costituiti solo da scienziati catastrofisti, considerati incontestabili depositari della verità ( primo esempio è stato il protocollo di Kyoto dell’ 11 dicembre 1997, entrato in vigore il 16 febbraio 2005).
I reiterati fallimenti di quelle previsioni sono la dimostrazione evidente del carattere ideologico e non scientifico delle argomentazioni che ne stavano alla base; e dell’ altrettanto evidente tentativo di sostituire gradualmente la democrazia con la tecnocrazia.
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