Di Cosimo Massaro
Tucker Carlson intervista Joe Kent dimessosi dalla carica di direttore del National Counterrorism Center.
In questo video, Tucker Carlson intervista Joe Kent, l'ex direttore del Centro Nazionale Contro il terrorismo, che ha recentemente rassegnato le dimissioni dall'amministrazione Trump. Il dialogo si concentra sui rischi di un conflitto con l'Iran e sulle dinamiche interne che guidano la politica estera statunitense.
Ecco una sintesi dei punti principali emersi dalla conversazione:
Il rischio di un conflitto con l'Iran
Joe Kent spiega che un'eventuale guerra con l'Iran sarebbe estremamente sanguinosa. Nonostante la superiorità tecnologica e militare iniziale degli Stati Uniti, l'Iran è una civiltà antica e radicata che non verrebbe facilmente sottomessa [00:22]. Un coinvolgimento profondo nel Medio Oriente finirebbe per favorire la Cina, che vedrebbe gli Stati Uniti esaurire le proprie risorse economiche e militari, lasciando scoperto il fronte del Pacifico [01:13].
L'influenza dei partner regionali
Secondo Kent, la decisione di intraprendere azioni militari è stata fortemente influenzata dai partner regionali, in particolare da Israele. Egli sottolinea che gli obiettivi tattici statunitensi (concentrati su siti missilistici e nucleari) differiscono da quelli israeliani, portando gli Stati Uniti in una posizione di partnership pericolosa in operazioni che potrebbero colpire bersagli non militari [02:02:16].
Il ruolo della Cina come mediatore
Carlson osserva che chiunque riesca a fermare il conflitto e a ripristinare i flussi energetici nel Golfo Persico assumerà il comando della regione. Se fosse la Cina a svolgere questo ruolo di mediatore, diventerebbe di fatto la potenza egemone nel Golfo [10:46].
Dinamiche interne e verità
Viene discusso come le menzogne e la mancanza di trasparenza ai vertici portino a giudizi errati e a una politica estera che contraddice le promesse elettorali [01:13:21]. Kent descrive la sua esperienza come parte di una generazione di combattenti (la generazione post-11 settembre) che comprende bene il costo della guerra e la necessità di una visione pragmatica [15:32].
Conclusioni e dimissioni
Kent ha spiegato di aver lasciato l'incarico proprio a causa di queste divergenze strategiche. Nonostante la rottura formale e la consapevolezza che parti dell'amministrazione potrebbero tentare di screditarlo, Kent afferma che il colloquio finale con Donald Trump è stato rispettoso. Egli ritiene che il Presidente sia consapevole che le cose non stiano andando bene e che stia cercando una via d'uscita dal conflitto [02:04:15].
In conclusione, come affermo da tempo, questa intervista viene anche a supporto l'dell'ipotesi che Trump sia stato tirato per la giacchetta, coinvolto in un conflitto che avrebbe tranquillamente evitato, ragion per cui gli USA attualmente stanno operando quasi esclusivamente per mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz e non certo per difendere Israele dagli attacchi iraniani che con i suoi missili hanno quasi raso al suolo Tel Aviv.
Al contempo ha messo anche in difficoltà i Paesi della NATO invitandoli ad aderire all'operazione di messa in sicurezza dello stretto di Hormuz per limitare le ripercussioni economiche globali che colpiscono maggiormente l'Europa. La NATO, nello sfilarsi dall'operazione, in pratica, ha messo la parola fine alla sua esistenza, pertanto ci saranno notevoli ripercussioni che la vedrà implodere ulteriormente. Di conseguenza la stessa Russia di Putin coglierà i frutti positivi che gli verranno posti su un piatto d'argento.
Link per visionare il video completo
https://youtu.be/1cbw1utqzHg?si=BJp8OwAAEiqZlN-d

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