sabato 27 giugno 2020

LA CORTE DEI CONTI CI RIPENSA, MA NON DEL TUTTO...


La situazione è veramente drammatica e siamo arrivati alla frutta 

In occasione della cerimonia di parificazione del Rendiconto Generale dello Stato per l’ esercizio finanziario 2019 svolta a Roma il 24 giugno scorso, il Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Ermanno Granelli, ha così concluso il suo intervento:
“ La fase che stiamo attraversando è di una severità tale che 
l’ espansione dei bilanci pubblici appare un’ indiscutibile necessità. Per molti aspetti, la sostenibilità prospettica delle finanze pubbliche di molti paesi riposa oggi proprio sulla capacità di espandere, in modo appropriato, il debito. Ma la possibilità di accrescere il rapporto debito/Pil è oggi tanto maggiore quanto più credibile è la volontà di volerlo utilizzare per superare le fragilità in termini di servizi pubblici, formazione, infrastrutture e ricerca, dimostrando, soprattutto in questo modo, la determinazione di volerlo collocare, dopo la temporanea ed inevitabile fase espansiva, su un sentiero di lento ma continuo rientro.”.

Se persino la magistratura contabile sembrerebbe ritenere necessaria una politica anticiclica di espansione della spesa pubblica senza tener conto dei vincoli di bilancio, vuol dire che la situazione è veramente drammatica e siamo arrivati alla frutta ( non avevamo dubbi).
Ma dato che noi vorremmo continuare a sederci a tavola nel rispetto delle più canoniche prescrizioni della dieta mediterranea, fatta di primi e secondi piatti, non ci sfugge la parte finale della citata introduzione, laddove il presidente Granelli auspica l’espansione del debito nella prospettiva del suo futuro rientro, seppur “lento ma continuo”.


E non poteva essere diversamente posto che la premessa del citato magistrato, assolutamente in linea con il mainstream, è quella che subordina l’ aumento della spesa pubblica alla contrazione di nuovo debito, cioè al reperimento sui mercati delle risorse finanziarie necessarie. Finanziamenti che, comunque, vanno successivamente rimborsati , sia in sorte capitale che interessi, ricorrendo all’imposizione fiscale, ovvero, ad altri strumenti di prelievo della ricchezza ( BTP irredimibili?).

Ma se l’ esigenza di indebitarsi vale per le famiglie e per le imprese quando devono sostenere spese ed investimenti non supportati dalle capacità finanziarie immediatamente disponibili, la stessa cosa non può dirsi per lo Stato che, semplicemente emettendola , potrebbe disporre della moneta sufficiente a sostenere la spesa pubblica: senza debito, senza interessi sul debito, senza imposte , senza tasse, senza artificiosi giochi di prestigio….
Ingenuità? Fantascienza ? No, puro realismo. Si chiama sovranità monetaria, la cui piena acquisizione passa attraverso l’abbandono della moneta unica, la riappropriazione della valuta nazionale, la trasformazione della Banca Centrale Nazionale (Bankitalia) in una vera banca pubblica, il riconoscimento della proprietà popolare della moneta.

Ed a chi obietta che si tratta di ipotesi irrealistiche e che comunque richiederebbero tempo, rispondiamo, come già fatto in diverse altre occasioni ,con una proposta realistica e di possibile immediata concretizzazione: l’ emissione non a debito di Note di Stato , similmente a quanto accaduto con i Biglietti di Stato da 500 lire emessi in Italia nel 1966 ( serie Aretusa) e 1974-1976-1979 ( serie Mercurio) non dalla Banca d’ Italia in cambio di Titoli di Stato ( quindi non a fronte di un contratto di debito/credito), bensì direttamente dallo Stato per mezzo del Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano.

Non possiamo pretendere che proposte di questo tipo provengano dalla Corte dei Conti, che, tutto sommato, è un organo tecnico con funzioni di controllo giurisdizionali che opera nel perimetro imposto dalle norme che regolano l’ attività finanziaria dello Stato.
Sono quelle norme che in qualche modo devono essere cambiate, e, pertanto, il problema è squisitamente politico e non tecnico.
Chi avrà il coraggio e la determinazione di farsene carico nelle sedi che contano?



Articolo di: 

Michele Lamanna 
(Dottore in Scienze Politiche ad indirizzo politico-sociale
"Quadro Direttivo del settore bancario") 


1 commento:

  1. Sarebbe la SOLUZIONE, ma onestamente, data la situazione mi sembra di difficile attuazione.

    RispondiElimina