Di Cosimo Massaro
La Cooperazione tra Maschile e Femminile
Viviamo in un’epoca dominata dalla polarizzazione. La società contemporanea tende costantemente a dividere, a frammentare e a mettere in contrapposizione ogni aspetto dell’esistenza. Questa dinamica si riflette in modo evidente anche nel rapporto tra l’uomo e la donna, troppo spesso ridotto a una mera questione sociopolitica o, peggio, a una perenne "guerra dei sessi".
Ma se miriamo a guardare oltre la superficie delle rivendicazioni e delle ideologie, scopriremo che il maschile e il femminile non sono fazioni nemiche destinate a scontrarsi, bensì le due forze cosmiche primordiali che reggono l’universo. Per ritrovare l’armonia, è necessario superare la logica della separazione e comprendere che il maschile e il femminile sono energie archetipiche e complementari che risiedono in ciascuno di noi e in ogni dinamica della vita.
Come il giorno e la notte, come l’inspirazione e l’espirazione, nessuno dei due principi è superiore all’altro; sono semplicemente, e profondamente, indispensabili l’uno all’altro.
L'Identikit dei due Archetipi
Per far sì che queste due forze collaborino, dobbiamo prima comprendere la loro natura pulita ed equilibrata.
*Il Principio Femminile, Ricettività e Intuizione. È l’energia dell’ascolto, dell’accoglienza, della creatività e della visione d’insieme. Rappresenta la connessione profonda con l’invisibile, con le emozioni e con i ritmi della Natura. È il "grembo" sacro in cui nascono le idee e i sogni.
*Il Principio Maschile, Azione e Direzione. È l’energia della forza focalizzata, della logica, della protezione e della struttura. Rappresenta la capacità di tracciare la via e di manifestare concretamente i progetti nel mondo materiale. È la "spada" che taglia i rami secchi, protegge i confini e realizza la visione.
Cosa accade quando queste due forze smettono di cooperare? La frammentazione produce mostri. Un maschile privato del sentire femminile si trasforma in cieco potere, controllo ossessivo, aridità materiale e freddo calcolo burocratico. Di contro, un femminile privato del sostegno maschile rischia di disperdersi nel caos, nell’immobilismo e in un’emotività travolgente che non riesce mai a concretizzare nulla. La vera crisi del nostro tempo non è la mancanza di risorse, ma la profonda frattura tra la capacità di sentire (femminile) e la capacità di agire (maschile).
La firma della Natura: Il simbolo nel corpo
Questa necessità di cooperazione non è un’invenzione filosofica o una teoria astratta: la Natura stessa ha scritto questo codice sacro nella nostra biologia. Il corpo umano è un tempio di simboli viventi, dove l'anatomia stessa è la manifestazione dello spirito.
Il Pene e l’Atto del Dare: Anatomica e simbolicamente, il pene rappresenta la linea retta, la direzione, la spinta verticale. È l’energia che si estende verso l’esterno, che "penetra" lo spazio per portare il seme, l’impulso vitale, l’idea. È il dare geometrico, l'azione focalizzata che feconda la materia.
La Vagina e l’Atto dell’Accogliere: Rappresenta il cerchio, la cavità sacra, lo spazio interiore. È il simbolo per eccellenza dell’ "accoglienza", del calore ospitale e della ricettività. Non si tratta di una passività vuota, ma di uno spazio magnetico, protettivo e vivo, capace di ricevere il "seme" per avvolgerlo nel proprio calore trasformandolo in vita.
In questa chiave di lettura, l’unione intima smette di essere solo un fatto fisico e si rivela come la rappresentazione sacra della cooperazione perfetta. Senza la spinta del penetrare, lo spazio dell’accoglienza resta vuoto; senza il calore dell’accogliere, la spinta del dare si infrange nel nulla. Nessuno dei due ha senso da solo: esistono e si realizzano solo in funzione dell’altro, dimostrando che la vera unione non è mai un gioco di sottomissione, ma una danza di totale reciprocità.
Il Codice della Regalità: Oltre la competizione
Oggi, tuttavia, questa danza sacra viene ostacolata a livello mentale e culturale. Nella società odierna, attraverso una propaganda asfissiante e mirata, viene costantemente denunciato un "patriarcato" fantasma in totale assenza di un vero patriarcato.
Questa narrazione ideologica viene utilizzata come uno strumento di ingegneria sociale con un obiettivo preciso: attaccare e colpevolizzare ulteriormente il principio maschile in quanto tale, distruggendone l'identità e la funzione naturale di protezione e guida. Quando la mente delle persone viene colonizzata da questa propaganda divisiva, la collaborazione genuina diventa impossibile.
Dalla comprensione dei simboli universali discende invece una regola pratica che trasforma radicalmente le relazioni quotidiane e la vita di coppia. Se una donna desidera essere trattata da Regina, deve essere disposta a trattare il proprio compagno come un Re.
La regalità non è un privilegio che si pretende con l'arroganza, ma uno stato dell’essere che si co-crea. Quando usciamo dal condizionamento della propaganda, ci accorgiamo di quanto sia distruttiva la dinamica in cui i partner si sminuiscono a vicenda, alimentando una guerra sotterranea per il controllo. Ma nessun regno può essere edificato sulle macerie della dignità dell’altro.
*Il vicolo cieco della svalutazione del maschile.
Quando il femminile sminuisce il maschile, attaccando la sua autorevolezza o deridendo la sua vulnerabilità, non sta semplicemente ferendo l'uomo; sta distruggendo la sua stessa protezione. Un maschile costantemente castrato, aggredito o svalutato smetterà di dare e di proteggere, ritirandosi nel silenzio o rispondendo con la rabbia.
*La trappola dello sminuimento del femminile.
Allo stesso tempo, la reciprocità richiede che l'energia maschile non cada mai nell'errore di svalutare o ridicolizzare le peculiarità e i talenti del femminile. Quando un uomo liquida l'intuito, la sensibilità, l'emotività profonda o la fluidità creativa della donna come debolezze o "cose da donne", commette un atto di cecità profonda. Sminuire queste qualità significa inaridire la fonte stessa dell'ispirazione e della bellezza che nutre la relazione.
Un Re che calpesta la sacralità del femminile non è un vero sovrano, ma un tiranno insicuro che spegne la luce del proprio regno.
La trappola della competizione. Essere in perenne gara per stabilire chi sia il più forte, chi comandi o chi abbia l’ultima parola trasforma la relazione in un campo di battaglia. In guerra non esistono sovrani, esistono solo rivali. Una Regina non compete con il suo Re; riconosce il valore e il peso della corona di lui tanto quanto riconosce il valore della propria.
Se una donna desidera che il suo uomo si elevi e manifesti la sua parte più nobile, protettiva, generosa e centrata, deve offrirgli lo spazio sacro della stima, non il fango dello sminuimento.
Non esiste una Regina senza un Re, e non esiste un Re senza una Regina.
Verso un nuovo paradigma.
Il culmine di questo percorso evolutivo risiede in un profondo mistero metafisico cioè l'unione complementare e armonica tra il maschile e il femminile che permette di compiere un salto evolutivo più grande, quello in cui dal dualismo della separazione si passa alla sacralità del concetto trinitario. La dualità (il due) che per sua natura può dividersi, contrapporsi e farsi la guerra, attraverso la fusione del maschile con il femminile si crea una perfetta cooperazione in grado di generare una terza forza interiore ed esteriore che in sintesi è il frutto della Creazione stessa. La trinità è l'archetipo dell'unità indistruttibile, dove due elementi distinti non si annullano, ma danno vita a una realtà superiore che li comprende entrambi e li trascende.
Invece di nutrire la dinamica divisiva della rivendicazione – che spesso spinge il femminile a imitare gli aspetti peggiori di un maschile distorto pur di non sentirsi sottomesso – la vera evoluzione sta nel deporre le armi.
La guarigione del mondo e delle relazioni comincia quando cessa lo stato di guerra interiore ed esteriore. Solo allora i due principi possono finalmente sedere sullo stesso trono: il maschile al servizio del profondo sentire del femminile, e il femminile a sostegno della forza realizzativa del maschile. È in questo spazio di rispetto, onore e cooperazione che la vita torna a fiorire, generando una nuova e fiera armonia.

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